Sanità e dati sensibili: il diritto alla riservatezza del paziente

Privacy e dati sensibili

 

Sanità: il diritto alla riservatezza del paziente

Domanda

Salve, sono XXXXX un ragazzo di 29 anni e sono affetto dal virus di Hiv.

Una settimana fa una persona di mia conoscenza mi si è avvicinata manifestandosi dispiaciuta della mia situazione . Questo episodio mi ha molto turbato e stupito al tempo stesso.
Era venuto a conoscenza della mia malattia vedendo la mia cartella clinica in una sala infermieri, dove si era recato per chiedere informazioni sullo stato di salute di un parente.
Volevo sapere se posso ritenere l’ospedale responsabile per questa, che io considero una violazione della mia privacy.
Nel ringraziarla anticipatamente le porgo cordiali saluti.

Risposta

Egregio sig. XXXXX, indubbiamente la struttura sanitaria è tenuta a garantire il diritto alla riservatezza di ogni paziente ed è quindi tenuta ad evitare che i dati relativi ai test sanitari e alle condizioni di salute del paziente possano pervenire a conoscenza di terzi. Pertanto la struttura sanitaria è tenuta a risarcire il danno sofferto dal paziente, in conseguenza della diffusione di dati sensibili contenuti nella cartella clinica, a meno che non dimostri di avere adottato tutte le misure necessarie per garantire il diritto alla riservatezza del paziente e ad evitare che i dati relativi ai test sanitari e alle condizioni di salute del paziente stesso possano pervenire a conoscenza di terzi; tal cosa non mi sembra sia avvenuto nel suo caso.
Nella sentenza n. 2468 del 2009 la Corte di Cassazione ha affrontato un caso analogo al suo, ed ha ritenuto che l’ospedale fosse responsabile della diffusione dei dati sensibili del paziente non essendo stata dimostrata la circostanza che il luogo in cui si trovava la cartella clinica del paziente fosse interdetto al pubblico.

Per ogni ulteriore approfondimento non esiti a contattare lo studio, saremo lieti di aiutarla.


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