News/Legge 104: Diritto del caregiver o assistente familiare al trasferimento.

Legge 104: la Cassazione chiarisce il diritto del caregiver o assistente familiare al trasferimento

Caregiver o assistente familiare chi è?

Il caregiver può essere definito genericamente come l'assistente familiare volontario che quotidianamente e gratuitamente assiste un parente non autosufficiente. Questa figura, mai riconosciuta prima da nessuna legge, presta assistenza 24 ore su 24, in modalità:

-diretta: attraverso le cure primarie che l'invalido non riuscirebbe a compiere da solo (lavare, stirare, vestire, medicare, pulire casa, preparare i pasti);
-indiretta: sbrigando le questioni amministrative che dovrebbe compiere l'assistito o sorvegliandolo in modo attivo (ossia intervenendo in caso di pericolo) o passivo (controllando il familiare allettato).

Il caregiver o assistente familiare è colui che gratuitamente ed essendo legato da vincoli affettivi aiuta un proprio congiunto non più autosufficiente a causa dell’età avanzata oppure di patologie croniche invalidanti. Si tratta di un’assistenza a tempo pieno o parziale, ma che tende a soddisfare tutte le necessità attinenti alla cura della persona. Si va, quindi, da attività espletate per sopperire ai bisogni di tipo fisico, come per esempio la pulizia della casa, alla somministrazione dei pasti e di farmaci, od attività di tipo amministrativo, come per esempio l’esercizio di diritti connessi alla riscossione della pensione di anzianità, di eventuali canoni di locazione, od altre attività che consistono in un supporto di tipo emotivo al fine di stimolare l’assistito a rendersi attivo nel corso della giornata.
Sulla materia è intervenuta la Corte di Cassazione, sezione lavoro, con una recentissima ordinanza, la n. 6150/2019, con la quale è stato previsto che il lavoratore che assiste una persona disabile, ai sensi della L. n. 104/1992 (c.d. caregiver o assistente familiare ), avrà diritto al trasferimento in una sede più vicina al domicilio dell'assistito.
La possibilità di scegliere di lavorare più vicino al familiare da assistere, infatti, non vale solo all'inizio, ma anche durante lo svolgimento del rapporto di lavoro e a seguito di domanda di trasferimento.

Il caso di specie

A seguito di domanda di trasferimento, un lavoratore aveva chiesto di poter scegliere la sede di lavoro più vicina al Comune presso il quale era domiciliata la sorella, necessitante di assistenza. Diritto che gli era stato riconosciuto dalla Corte d'Appello, difformemente che dal primo  giudice, che aveva dunque ordinato alla datrice di lavoro il trasferimento del dipendente presso una sede, tra quelle disponibili, in prossimità del suddetto Comune.
Il giudice ha ritenuto integrati sia il requisito soggettivo, cioè la condizione di handicap grave della sorella del ricorrente, sia il requisito oggettivo della disponibilità di posti per lo svolgimento delle mansioni di recapito in uffici vicini alla residenza del predetto familiare.

La pronuncia della Cassazione

La Cassazione, confermando la statuizione della Corte d’Appello, afferma che, con riferimento all'art. 33, comma 5, L. 104/1992, il diritto del familiare lavoratore - che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado in stato di handicap - di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, è applicabile non solo all'inizio del rapporto di lavoro, mediante la scelta della sede di prima adibizione, ma anche nel corso del rapporto tramite domanda di trasferimento.
la ratio dell'art. 33, comma 5, nel testo anteriore alle modifiche di cui alla L. 53/2000, "è quella di favorire l'assistenza al parente o affine diversamente abile, ed è irrilevante, a tal fine, se tale esigenza sorga nel corso del rapporto o sia presente all'epoca dell'inizio del rapporto stesso".
La previsione di cui al citato comma 5 dell'art. 33, al pari delle disposizioni sui permessi mensili retribuiti riconosciuti sempre dalla L. 104, rientra nel novero delle agevolazioni e provvidenze riconosciute, quale espressione dello Stato sociale, in favore del caregiver o assistente familiare, e ciò sul presupposto che il ruolo delle famiglie "resta fondamentale nella cura e nell'assistenza dei soggetti portatori di handicap".
Il diritto alla salute psico-fisica, comprensivo della assistenza e della socializzazione, va dunque garantito e tutelato, al soggetto con handicap in situazione di gravità, sia come singolo che in quanto facente parte di una formazione sociale per la quale, ai sensi dell'art. 2 Cost., deve intendersi "ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico", ivi compresa appunto la comunità familiare.
Per i Giudici di legittimità ne consegue che circoscrivere l'agevolazione in esame a favore dei familiari della persona diversamente abile al solo momento della scelta iniziale della sede di lavoro, equivarrebbe a tagliare fuori dall'ambito di tutela tutti i casi di esigenze di assistenza sopravvenute in un momento successivo, compromettendo i beni fondamentali protetti dalla Costituzione e dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 e richiamati da numerose pronunce della Corte Costituzionale.

La Carta dei Diritti del Caregiver Familiare

Sul tema all’Università Campus Bio-Medico di Roma è stata presentata la Carta dei Diritti del Caregiver Familiare: un documento in dieci punti che accende un faro su compiti, prerogative, importanza, ma pure sulle difficoltà, le necessità, lo sconvolgimento in cui incappa l’esistenza dei familiari ‘prestatori di cure’, uno degli elementi-chiave nel percorso terapeutico di chiunque debba fare i conti con una patologia, soprattutto se cronica, invalidante od oncologica.
La Carta ha attirato al punto da essere stata pubblicata sulla prestigiosa rivista ESMO Open, con il titolo ‘La Carta dei Diritti del Caregiver Familiare. Il ruolo e l’importanza del caregiver: una proposta italiana’.
Un Decalogo dei diritti dei familiari che assistono un malato.
All’interno, vi sono sanciti principi importanti per i prestatori di cure, come “il diritto di ricevere informazioni adeguate sulla malattia e sui trattamenti proposti”, quello a ricevere “dall’équipe curante tutte leinformazioni necessarie per assistere al meglio il proprio caro” e “informazioni chiare ed esaustive al fine di usufruire di tutti i Servizi territoriali utili nella cura del familiare”, così come a “legittimare i propri sentimenti: lungo il percorso di assistenza al proprio caro è normale sentirsi affaticati, tristi, nervosi o in difficoltà”; inoltre, vi sono contemplati il diritto “di prendersi cura di sé”, “di riconoscere i propri limiti e capacità”, “di mantenere degli spazi di vita per sé” e, se necessario, “di chiedere e ricevere aiuto” oppure, ancora, “di tutelare la propria salute” mediante alimentazione sana, ore di riposo adeguate e controlli medici di routine, così come “il diritto ad accedere a Servizi Sanitari di alta qualità”.

Se hai bisogno di un parere o un consiglio non esitare a contattarci sapremo trovare la soluzione più adatta al tuo problema.

 

fonte altalex


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